Degrassatore a Roma: regole Acea Ato 2 e modello giusto per la cucina

A Roma, per una trattoria o un ristorante che serve da 60 a 90 coperti al giorno, consigliamo il degrassatore inox da 70 litri sottolavello, a 499 € IVA esclusa: è il modello che vendiamo di più. Il Regolamento di utenza di Acea Ato 2 esclude dalla fognatura gli oli e i grassi da attività di cucina (articolo A.9).

Aggiornato il 6 ottobre 2026.

Quale degrassatore serve a un ristorante di Roma?

Per la maggior parte delle trattorie e dei ristoranti romani la risposta è il degrassatore inox 70 L: copre da 60 a 90 coperti al giorno e si monta sotto il lavello o accanto alla lavastoviglie. La scelta parte sempre dai coperti serviti nel giorno più pieno della settimana, pranzo e cena sommati, non dalla media.

Ecco i dati della scheda del 70 litri: portata massima 140 litri all'ora, dimensioni 60 × 40 × 30 cm (lunghezza, larghezza, altezza), ingresso a 244,5 mm e uscita a 214,5 mm misurati all'asse, raccordi da 50 mm di diametro, acciaio inox 304. Costa 499 € IVA esclusa. Preordine: spedizione dal 12 ottobre 2026; poi consegna con BRT in 3-4 giorni lavorativi.

Se la cucina resta sotto i 60 coperti, il 60 litri (40 a 60 coperti, 120 litri all'ora, 39 × 39 × 39 cm) costa 459 € IVA esclusa e occupa meno spazio in larghezza. Se superate spesso i 90 coperti, il 100 litri (90 a 140 coperti, 200 litri all'ora, 65 × 45 × 42 cm) costa 639 € IVA esclusa.

Capacità Coperti al giorno Posa Portata massima Dimensioni L × l × H Prezzo
30 L 15 a 25 sottolavello 60 L/h 40 × 30 × 25 cm 295 € IVA esclusa
40 L 25 a 40 sottolavello 80 L/h 45 × 30 × 30 cm 345 € IVA esclusa
60 L 40 a 60 sottolavello 120 L/h 39 × 39 × 39 cm 459 € IVA esclusa
70 L 60 a 90 sottolavello 140 L/h 60 × 40 × 30 cm 499 € IVA esclusa
100 L 90 a 140 sottolavello 200 L/h 65 × 45 × 42 cm 639 € IVA esclusa
120 L 140 a 220 da appoggio a pavimento 240 L/h 70 × 50 × 35 cm 799 € IVA esclusa
200 L 250 a 400 da appoggio a pavimento 400 L/h 70 × 55 × 50 cm 1.049 € IVA esclusa
Su misura oltre 400 su preventivo da 990 € IVA esclusa

Tutti i raccordi sono da 50 mm. Se non siete sicuri della fascia, il calcolatore di capacità vi restituisce il modello partendo da coperti e attrezzature. Per cucine con più linee di lavaggio o volumi oltre i 400 coperti, richiedete un preventivo allegando la planimetria.

Chi gestisce la fognatura a Roma e quale testo fa fede?

A Roma fognatura e depurazione sono gestite da Acea Ato 2 S.p.A., gestore unico dell'Ambito Territoriale Ottimale 2 Lazio Centrale. Il testo che fa fede per un locale è il Regolamento di utenza del servizio idrico integrato, approvato dalla Conferenza dei Sindaci con delibera n. 5-25 del 28 aprile 2025.

Le dimensioni del servizio spiegano perché il gestore guarda con attenzione a ciò che entra in rete. Secondo il Bilancio di sostenibilità 2024 di Acea Ato 2, al 31 dicembre 2024 la società gestiva il servizio in 106 comuni, con 8.056 km di rete fognaria, 797 impianti di sollevamento fognari e 168 impianti di depurazione.

Nello stesso documento si leggono 570,1 milioni di metri cubi di acqua reflua trattata e 147.585 determinazioni analitiche sulle acque reflue. Ogni grumo di grasso che parte da una cucina viaggia in questa rete e arriva a questi impianti: trattenerlo nel locale costa meno che rimuoverlo più a valle.

Il Regolamento si applica a tutti i contratti di fornitura dell'ambito. Per un ristoratore le parti utili sono tre: l'articolo A.9 sull'uso corretto della fognatura, la parte C su scarichi e allacci, e l'Allegato B con la dichiarazione di assimilabilità. Le sezioni che seguono le riassumono articolo per articolo.

Cosa vieta l'articolo A.9 a una cucina romana?

L'articolo A.9, «Corretto uso della fognatura», impegna l'utente a non scaricare in rete sostanze e rifiuti che possono compromettere il funzionamento delle reti e degli impianti di trattamento. Nell'elenco compaiono testualmente gli «oli e grassi da attività di cucina», accanto a rifiuti solidi triturati, oli da manutenzioni meccaniche, solventi e vernici.

Il divieto riguarda due flussi diversi. Il primo è l'olio esausto della friggitrice, che non deve mai andare nel lavello: si raccoglie in un contenitore e si consegna a chi lo recupera. Il secondo è il grasso emulsionato nell'acqua di lavaggio di pentole, teglie e stoviglie, che un degrassatore trattiene prima dello scarico.

Il degrassatore lavora solo sul secondo flusso. Versarci dentro l'olio della friggitrice significa riempirlo in poche ore e mandare il grasso in eccesso direttamente in fognatura. Per questo, nelle cucine che friggono molto, raccomandiamo un contenitore dedicato all'olio vicino alla friggitrice, separato dalla zona lavaggio.

Una trattoria romana deve chiedere l'autorizzazione allo scarico?

Di regola no: secondo l'articolo C.1 le acque di una ristorazione rientrano tra le acque industriali assimilabili alle domestiche, che non richiedono autorizzazione. Il titolare deve però allegare alla domanda di allaccio una dichiarazione di assimilabilità, il cui modello è l'Allegato B del Regolamento.

L'articolo C.1 aggiunge un punto che conviene conoscere. Se ciò che avete dichiarato non corrisponde alla realtà, il gestore può respingere la domanda e può comunque imporre prescrizioni per verificare e mantenere l'assimilabilità. Una cucina che cresce dopo l'apertura, per esempio con un secondo turno o con l'asporto, deve restare coerente con la dichiarazione.

L'Allegato B offre due strade. La dichiarazione di tipo C elenca le attività assimilate per categoria, richiamando l'articolo 6 della delibera della Giunta regionale del Lazio 13 maggio 2011, n. 219. La dichiarazione di tipo B vale per chi dimostra che lo scarico, prima di ogni trattamento, rispetta una serie di valori limite.

Nella lista del tipo C trovate: al punto 2 ristorazione anche self-service, trattorie, rosticcerie, friggitorie, pizzerie, osterie e birrerie con cucina sotto i 100 abitanti equivalenti; al punto 3 le stesse attività da 100 abitanti equivalenti in su; ai punti 4 e 5 mense e forniture di pasti preparati, con la stessa soglia.

Al punto 6 compaiono bar, caffè, gelaterie, cioccolaterie, sale da tè ed enoteche con somministrazione. Al punto 7 i laboratori che producono dolciumi, gelati, pane, biscotti e prodotti alimentari freschi con un consumo idrico inferiore a 5 metri cubi al giorno. Il punto 29 riguarda le macellerie senza reparto di macellazione.

Per il tipo B i limiti si leggono in una tabella. Il parametro che riguarda chi cucina è quello dei grassi animali e vegetali, fissato a 30 mg/l. Accanto compaiono solidi sospesi 100 mg/l, BOD5 250 mg/l, COD 500 mg/l, tensioattivi 10 mg/l e un rapporto BOD/COD superiore a 0,5, con pH tra 6,5 e 8,5.

Cosa cambia per un ristorante romano da 100 abitanti equivalenti in su?

Sopra la soglia di 100 abitanti equivalenti scatta la prescrizione e) dell'Allegato B: lo scarico deve essere reso accessibile al controllo dell'autorità competente con un apposito punto di controllo prima dell'allaccio alla pubblica fognatura. Lo stesso obbligo vale per il tipo B.

Per le situazioni esistenti in cui sia accertata l'impossibilità tecnica di realizzare il punto di controllo, il testo chiede un sistema alternativo di controllo dello scarico, permanente e adeguato alle necessità dell'autorità. In un locale storico senza spazi esterni questa è spesso la questione da risolvere per prima con il tecnico.

La prescrizione e) riguarda anche voci che non sono ristoranti in senso stretto: i laboratori di dolciumi, pane e prodotti freschi del punto 7, le mense da 100 abitanti equivalenti in su e le macellerie del punto 29. Una pasticceria con laboratorio deve quindi porsi la stessa domanda di una trattoria grande.

Il calcolo degli abitanti equivalenti spetta al tecnico che firma la pratica, con i criteri regionali. Noi non lo stimiamo al posto vostro. Ciò che conta per il degrassatore è un altro numero, i coperti del giorno di punta, e i due dati vanno riportati entrambi nella relazione che accompagna la domanda.

Come si prepara l'allaccio in fogna con Acea Ato 2?

Il primo passo è la richiesta di visura quote prevista dall'articolo C.2: Acea comunica la quota a cui scorre la fogna nel punto in cui potete collegarvi e le informazioni tecniche per la domanda di allaccio. La risposta arriva di norma entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta completa.

L'articolo C.3 stabilisce che la rete fognaria interna alla proprietà privata non fa parte dell'allaccio ed è dell'utente. All'interno della proprietà, possibilmente in adiacenza a quella pubblica, va posizionato un pozzetto di ispezione con sifone ispezionabile, seguito da un organo di ritegno contro i rigurgiti della fognatura pubblica.

Questi dispositivi vanno mantenuti in perfetta efficienza da proprietari o utilizzatori, che rispondono dei danni in caso di rigurgito. Le specifiche costruttive sono nel Disciplinare tecnico per gli impianti fognari, che secondo l'articolo C.3.4 il gestore mette a disposizione sul proprio sito e nei punti di contatto con il pubblico.

Il degrassatore si colloca a monte di tutta questa catena, sulla linea che raccoglie le acque della cucina. Il pozzetto sifonato resta dove il Regolamento lo vuole, vicino al confine; il degrassatore lavora dentro il locale, dove nasce il grasso, e protegge anche il tratto di tubazione interna fino al pozzetto.

L'articolo C.3.7 rende il richiedente responsabile delle opere di allaccio in proprietà privata: rispetto delle norme tecniche del gestore, permessi per scavi e posa, danni a terzi e danni alla rete pubblica dovuti a un tratto privato realizzato male. Secondo l'articolo C.3.8 la fatturazione di fognatura e depurazione decorre dall'attestato di fine lavori comunicato dall'utente.

Si può usare un tritarifiuti in una cucina di Roma?

No, ed è un punto che pesa sull'allaccio: l'articolo C.3.3 elenca tra i casi in cui Acea può negare l'allaccio di uno scarico domestico proprio l'utilizzo di tritarifiuti per smaltire rifiuti attraverso le acque reflue. Anche l'articolo A.9 esclude i rifiuti solidi triturati.

Lo stesso articolo C.3.3 prevede il diniego in mancanza di legittimo titolo sull'immobile e quando non c'è capacità disponibile nel sistema fognario o depurativo. In quest'ultimo caso il gestore tiene un registro cronologico delle domande e ricontatta i richiedenti quando la causa è risolta.

Gli scarti di cucina vanno quindi nella raccolta dei rifiuti, non nello scarico. Un degrassatore non è progettato per ricevere scarti triturati: i solidi si depositano sul fondo, occupano volume utile e accorciano l'intervallo tra uno svuotamento e l'altro.

Si rileva un locale già avviato a Roma: che cosa verificare?

Chiedete al cedente la dichiarazione di assimilabilità allegata alla domanda di allaccio e controllate che descriva ancora l'attività che farete voi. Se la cucina diventa più grande o passa, per esempio, da bar a ristorante, la dichiarazione va aggiornata con il vostro tecnico.

Se non trovate documenti sull'allaccio, l'articolo C.3.9 permette all'utente di chiedere ad Acea il documento che attesta l'esistenza dell'imbocco in fogna. Il gestore verifica, anche con sopralluoghi, l'allaccio e il collegamento della fognatura a un depuratore, e risponde di norma entro 60 giorni dalla richiesta completa.

Per gli scarichi autorizzati come industriali, l'articolo C.3.6 tratta il trasferimento dell'attività a un altro titolare o il cambio di ragione sociale come modifica non sostanziale: il nuovo titolare presenta la richiesta di aggiornamento dell'autorizzazione. Una modifica sostanziale del ciclo, invece, richiede una nuova domanda.

Sul posto aprite il degrassatore esistente, se c'è: misurate il volume, controllate lo stato delle pareti e chiedete le ricevute degli ultimi svuotamenti. Un apparecchio pensato per 40 coperti non regge una cucina che ne farà 80, anche se il locale è lo stesso.

Il locale non è collegato alla rete pubblica o usa un pozzo?

Se prelevate acqua da un pozzo privato o da altre fonti e scaricate in fognatura, l'articolo C.3.10 obbliga a installare misuratori dei volumi prelevati, di tipo approvato dal gestore e sigillati. L'articolo E.9 chiede poi di denunciare entro il 31 gennaio di ogni anno i quantitativi prelevati nell'anno precedente.

Se il locale non scarica in fognatura, il percorso cambia autorità. Le linee guida del Servizio Tutela delle acque della Città metropolitana di Roma Capitale indicano che l'ente rilascia le autorizzazioni per scarichi domestici in corpo idrico superficiale, per quelli su suolo da 50 abitanti equivalenti in su e per gli scarichi industriali.

Le stesse linee guida ricordano che, secondo il Piano di tutela delle acque del Lazio e la delibera regionale 219/2011, gli insediamenti isolati sotto i 50 abitanti equivalenti devono scaricare sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, e che queste pratiche passano al Comune. Il caso riguarda soprattutto locali nell'agro romano.

In tutti questi casi il degrassatore in cucina resta utile perché toglie il grasso prima di qualsiasi trattamento a valle, ma non sostituisce l'impianto prescritto dall'autorità competente. Le prescrizioni vanno chieste al Comune o alla Città metropolitana, secondo il recapito dello scarico.

Ristrutturate la cucina: cosa chiede Acea sugli scarichi?

L'articolo C.3.11 impone, per le nuove costruzioni e per gli edifici oggetto di manutenzione straordinaria degli scarichi o di ristrutturazione edilizia, di separare le acque reflue nere da quelle meteoriche. Nelle zone con fognatura separata, nella rete nera vanno solo le acque nere.

Un rifacimento della cucina con nuove tubazioni è quindi il momento giusto per due decisioni insieme: separare le linee come chiede il Regolamento e prevedere il degrassatore sulla linea della cucina, con lo spazio per aprirlo e svuotarlo. Spostare tubi dopo la posa del pavimento costa molto di più.

Quando scegliete il punto di posa, misurate l'altezza disponibile sotto il lavello. Il 70 litri è alto 30 cm, con ingresso a 244,5 mm e uscita a 214,5 mm dall'asse: lo scarico del lavello deve arrivare sopra la quota di ingresso perché l'acqua scorra senza pompe.

Quanto pesano i picchi turistici sul dimensionamento a Roma?

Molto, perché a Roma il giorno di punta può essere lontano dalla media. Secondo i dati dell'Ente Bilaterale del Turismo del Lazio pubblicati da Turismo Roma, nel 2025 la città ha registrato 22,9 milioni di arrivi, di cui 12 milioni dall'estero, e 52,92 milioni di presenze.

La Relazione annuale 2024 dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale conta, per il 2023, 1.299 alberghi e 14.735 strutture complementari come bed and breakfast e case vacanze, con un soggiorno medio di 2,34 giorni. Anche le colazioni degli hotel producono acque grasse.

Per questo vi chiediamo i coperti del giorno più pieno dell'anno, non di un martedì di febbraio. Un degrassatore dimensionato sulla media lavora bene per mesi e si satura proprio nelle settimane in cui il locale non può fermarsi per un intervento.

Esempi di dimensionamento per locali romani

Una trattoria con 45 coperti a pranzo e 40 a cena arriva a 85 coperti al giorno: rientra nella fascia da 60 a 90 e il modello indicato è il 70 litri, 499 € IVA esclusa. Se d'estate aggiunge un dehors e supera stabilmente i 90 coperti, conviene partire subito dal 100 litri.

Una pizzeria che nei fine settimana serve 120 coperti tra sala e asporto ricade nella fascia da 90 a 140: 100 litri sottolavello, 639 € IVA esclusa. Le teglie e le pentole dei fritti, se presenti, spingono verso svuotamenti più frequenti, non verso un modello diverso.

Un bar con piccola cucina che prepara 20 piatti caldi a pranzo resta sul 30 litri, 295 € IVA esclusa. Un hotel che serve 180 colazioni con cucina calda passa invece al 120 litri da appoggio a pavimento, 799 € IVA esclusa, da collocare in un retrocucina.

Per un progetto più tecnico la norma UNI EN 1825-2 dimensiona il separatore dalla portata massima delle acque grasse, con fattori per temperatura, densità dei grassi e uso di detergenti. Il risultato si confronta con la portata massima di ogni modello indicata in tabella, sempre con un margine sul picco reale.

Dove si installa il degrassatore in una cucina romana?

I modelli da 30 a 100 litri si installano sotto il lavello di lavaggio o accanto, collegati direttamente al suo scarico. Se la lavastoviglie ha una linea propria, si può collegare anche quella: l'acqua calda della macchina porta grasso sciolto che si solidifica più avanti, dove la tubazione si raffredda.

I modelli da 120 e 200 litri sono da appoggio a pavimento e si mettono dove convergono più scarichi, per esempio in un vano tecnico, sempre a monte del pozzetto di ispezione sifonato dell'articolo C.3. Lasciate spazio sopra il coperchio per aprirlo e per far lavorare chi svuota.

Tutti i modelli sono in acciaio inox 304 e si appoggiano, senza scavi. Questo conta nei palazzi del centro, dove aprire un pavimento significa spesso coinvolgere il condominio. Le istruzioni di montaggio sono nella pagina installazione e manutenzione.

Chi controlla lo scarico a Roma e cosa si rischia?

Acea predispone controlli d'ufficio, sugli aspetti quantitativi e qualitativi, anche per verificare il rispetto del Regolamento e delle prescrizioni dell'autorizzazione allo scarico: lo prevede l'articolo E.9. Il punto di controllo della prescrizione e) serve proprio a questi prelievi.

Tra i corrispettivi dell'articolo E.10.1 figurano l'intervento di video ispezione e lo spurgo dell'allaccio fognario quando il guasto è riconducibile alla responsabilità dell'utente. Un allaccio ostruito dal grasso della vostra cucina può quindi tradursi in un addebito in bolletta, oltre al fermo del locale.

Sul piano nazionale, l'articolo 133 del D.Lgs. 152/2006 punisce con una sanzione amministrativa da 3.000 a 30.000 euro chi supera i valori limite di emissione (comma 1) e da 1.500 a 15.000 euro chi non osserva le prescrizioni dell'autorizzazione o quelle fissate ai sensi dell'articolo 107 (comma 3).

Lo stesso articolo, al comma 2, prevede da 6.000 a 60.000 euro per chi apre o mantiene scarichi senza l'autorizzazione dell'articolo 124, dove questa è richiesta. Per una trattoria assimilata il rischio concreto è soprattutto quello di prescrizioni non rispettate, quindi conviene conservare ogni documento dell'allaccio.

Il quadro nazionale in tre articoli

L'articolo 107 del D.Lgs. 152/2006 ammette sempre gli scarichi domestici in fognatura se rispettano i regolamenti del gestore approvati dall'ente d'ambito, consente alle regioni di dettare norme sulla funzionalità dei pretrattamenti e vieta di smaltire rifiuti in fognatura, anche triturati, salvo i dissipatori ammessi dal gestore.

L'articolo 124 fissa l'obbligo di autorizzazione preventiva degli scarichi e, al comma 4, la deroga per gli scarichi domestici in fognatura. L'articolo 101, comma 7, lettera e) affida alle regioni l'individuazione delle acque assimilate: da qui nasce la delibera laziale 219/2011 richiamata da Acea.

Il riepilogo delle norme nazionali, con i rimandi alle pagine ufficiali, è nella nostra pagina sulla normativa in vigore. Per Roma, però, il testo da leggere con il tecnico resta il Regolamento di utenza di Acea Ato 2 del 2025.

Ogni quanto va svuotato e quali documenti conservare?

Raccomandiamo lo svuotamento completo almeno una volta a settimana, più spesso se la cucina frigge molto, come capita in friggitorie e rosticcerie. L'intervento va affidato a un operatore autorizzato alla raccolta e al trasporto dei rifiuti, che vi lascia il documento di accompagnamento.

L'articolo 193 del D.Lgs. 152/2006 prevede che il trasporto dei rifiuti sia accompagnato dal formulario di identificazione e che le copie siano conservate per tre anni. Tenetele in un raccoglitore in cucina, insieme a un registro con data e firma di ogni svuotamento.

Tra un intervento e l'altro, la pulizia del cestello e delle pareti mantiene l'efficienza: il kit di manutenzione costa 49,90 € IVA esclusa. Ogni modello ha la garanzia 2 anni.

Dove si porta l'olio esausto della friggitrice a Roma?

L'olio della friggitrice si consegna separato, mai nel lavello. Lo studio «Abbandono dei rifiuti a Roma» dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, del marzo 2025, elenca l'olio vegetale tra i materiali accettati dai Centri di raccolta AMA.

Lo stesso studio indica che l'accesso ai Centri, con mezzi fino a 35 quintali, è aperto alle utenze domestiche e non domestiche, e conta 14 centri attivi a gennaio 2025, con un programma per arrivare a 30. La maggior parte apre dalle 7.30 alle 18.30 nei giorni feriali e dalle 7 alle 13 la domenica.

I centri elencati sono Acqua Acetosa (II Municipio), Bufalotta e Vigne Nuove (III), Tiburtina (IV), Villa Gordiani (V), Casale Cerroncino (VI), Cinecittà (VII), Mostacciano e Laurentina (IX), Acilia e Lido di Ostia (X), Corviale (XI), Battistini (XIV) e La Storta (XV). Nessuno si trova nel I Municipio.

Lo studio avverte che ogni centro accetta materiali che possono cambiare nel tempo e che, alla chiusura del lavoro, Acqua Acetosa, Tiburtina e La Storta erano chiusi per ristrutturazione. Per i quantitativi di una cucina professionale verificate con AMA le condizioni, oppure affidate l'olio a un operatore autorizzato con il suo formulario.

Promemoria per chi apre un ristorante a Roma

Prima di firmare il contratto, chiedete al tecnico di classificare lo scarico secondo l'Allegato B e di stimare gli abitanti equivalenti. Poi chiedete la visura quote, disegnate la linea della cucina con il degrassatore a monte del pozzetto sifonato e, se serve, il punto di controllo della prescrizione e).

All'apertura allegate la dichiarazione di assimilabilità alla domanda di allaccio, organizzate lo svuotamento settimanale e separate l'olio della friggitrice. Conservate formulari e registro in sede: sono i documenti che vi chiederanno per primi in caso di controllo o di guasto all'allaccio.

Domande frequenti sul degrassatore a Roma

Quale degrassatore serve a una trattoria romana da 80 coperti al giorno?

Il degrassatore inox da 70 litri sottolavello, che copre da 60 a 90 coperti al giorno con una portata massima di 140 litri all'ora, a 499 € IVA esclusa. Se nei mesi di punta superate stabilmente i 90 coperti, scegliete il 100 litri a 639 € IVA esclusa.

A Roma serve l'autorizzazione allo scarico per un ristorante?

Di regola no: per l'articolo C.1 del Regolamento di utenza di Acea Ato 2 le acque della ristorazione sono assimilabili alle domestiche e non richiedono autorizzazione, ma alla domanda di allaccio va allegata la dichiarazione di assimilabilità dell'Allegato B.

Cosa succede sopra i 100 abitanti equivalenti?

Si applica la prescrizione e) dell'Allegato B: lo scarico deve essere accessibile al controllo con un apposito punto di controllo prima dell'allaccio alla fognatura pubblica; se è tecnicamente impossibile in un locale esistente serve un sistema alternativo permanente.

Posso installare un tritarifiuti sotto il lavello?

No. L'articolo C.3.3 del Regolamento consente ad Acea di negare l'allaccio quando si usa un tritarifiuti per smaltire rifiuti con le acque reflue, e l'articolo A.9 esclude i rifiuti solidi triturati dalla fognatura.

Ogni quanto va svuotato il degrassatore?

Svuotamento completo almeno una volta a settimana, più spesso se la cucina frigge molto, affidato a un operatore autorizzato; le copie del formulario di identificazione dei rifiuti si conservano per tre anni secondo l'articolo 193 del D.Lgs. 152/2006.

Dove porto l'olio esausto della friggitrice?

Mai nel lavello né nel degrassatore: va raccolto a parte e affidato a un operatore autorizzato oppure portato a un Centro di raccolta AMA che lo accetta, dopo aver verificato con AMA le condizioni per le attività.

Quando arriva il degrassatore a Roma?

Tutti i modelli sono in preordine: spedizione dal 12 ottobre 2026, poi consegna con BRT in 3-4 giorni lavorativi, anche a Roma e provincia.

Fonti ufficiali consultate

Vedi anche