A Milano il degrassatore che consigliamo per una cucina da 60 a 90 coperti al giorno è il modello inox da 70 litri sottolavello, a 499 € IVA esclusa, il modello che vendiamo di più. Il regolamento idrico di MM vieta di scaricare in fognatura oli e grassi della ristorazione e impone di tenere efficienti i pretrattamenti.
Aggiornato il 6 ottobre 2026.
Quale degrassatore serve a un ristorante di Milano?
Per la maggior parte dei ristoranti milanesi la scelta giusta è il degrassatore inox da 70 litri, perché copre da 60 a 90 coperti al giorno e sta sotto un lavello professionale. Se i coperti sono meno di 60 basta il 60 litri; oltre 90 serve il 100 litri.
Ecco i dati del 70 litri: capacità 70 litri, da 60 a 90 coperti al giorno, posa sottolavello, portata massima 140 L/h, dimensioni 60 × 40 × 30 cm, entrata a 244,5 mm e uscita a 214,5 mm misurate in asse, raccordi Ø 50 mm, acciaio inox 304, prezzo 499 € IVA esclusa. Preordine: spedizione dal 12 ottobre 2026; poi consegna con BRT in 3-4 giorni lavorativi.
I due modelli vicini servono a chi sta ai margini di questa fascia. Il 60 litri è un cubo di 39 × 39 × 39 cm per 40-60 coperti e 120 L/h, a 459 € IVA esclusa. Il 100 litri misura 65 × 45 × 42 cm, regge 200 L/h e copre da 90 a 140 coperti, a 639 € IVA esclusa.
| Modello | Coperti al giorno | Posa | Portata massima | Dimensioni (L × P × H) | Prezzo |
|---|---|---|---|---|---|
| 30 litri | 15 a 25 | sottolavello | 60 L/h | 40 × 30 × 25 cm | 295 € IVA esclusa |
| 40 litri | 25 a 40 | sottolavello | 80 L/h | 45 × 30 × 30 cm | 345 € IVA esclusa |
| 60 litri | 40 a 60 | sottolavello | 120 L/h | 39 × 39 × 39 cm | 459 € IVA esclusa |
| 70 litri | 60 a 90 | sottolavello | 140 L/h | 60 × 40 × 30 cm | 499 € IVA esclusa |
| 100 litri | 90 a 140 | sottolavello | 200 L/h | 65 × 45 × 42 cm | 639 € IVA esclusa |
| 120 litri | 140 a 220 | a pavimento | 240 L/h | 70 × 50 × 35 cm | 799 € IVA esclusa |
| 200 litri | 250 a 400 | a pavimento | 400 L/h | 70 × 55 × 50 cm | 1.049 € IVA esclusa |
| Su misura | oltre 400 | su preventivo | su progetto | su progetto | da 990 € IVA esclusa |
Tutti i modelli hanno raccordi da 50 mm e sono in acciaio inox 304, da appoggiare sul pavimento o nel mobile del lavello, senza scavi. Il calcolo per il vostro locale si fa in un minuto con il calcolatore di capacità.
Quanti locali milanesi hanno una cucina che produce grassi?
Il Comune di Milano conta 9.269 pubblici esercizi in cui la somministrazione è l'attività principale, secondo il dataset aperto aggiornato al 31 agosto 2026. In 3.274 di questi compare la tipologia ristorante, trattoria, osteria con cucina; in 964 la pizzeria; in 564 la tavola calda, il self service o il fast food.
A questi si aggiungono 1.789 bar gastronomici, che scaldano o preparano piatti, e 2.763 bar caffè. Un esercizio può avere più tipologie insieme, per cui le cifre non si sommano. Restano fuori dal conteggio i pubblici esercizi detti fuori piano, come mense e locali dentro musei o circoli, che il Comune elenca a parte.
La distribuzione per municipio mostra dove la densità è maggiore. Il Municipio 1 ha 1.863 esercizi, seguito dal Municipio 3 con 1.169 e dal Municipio 9 con 1.091. Il Municipio 7 è quello con meno locali, 652. Contando solo i ristoranti con cucina, il Municipio 1 ne ha 750 e il Municipio 9 ne ha 432.
Per nucleo di identità locale, il NIL Duomo è primo per ristoranti con cucina, 276, davanti a Buenos Aires, Porta Venezia, Porta Monforte con 249, Brera con 206 e Sarpi con 188. Isola ne conta 152, Loreto, Casoretto, NoLo 146. Duomo guida anche le pizzerie, 74, e le tavole calde, 64.
Il dataset riporta anche la superficie di somministrazione dichiarata. Per i ristoranti con cucina il valore mediano è di 78 metri quadrati: metà dei locali sta sotto, metà sopra. Un quarto dichiara meno di 51 metri quadrati e un quarto più di 118. I ristoranti con almeno 200 metri quadrati di sala sono 282.
Questi numeri contano per la scelta dell'apparecchio. Una sala piccola non significa pochi coperti, perché nei quartieri centrali si fanno spesso più turni, ma una cucina piccola significa quasi sempre poco spazio sotto il lavello. È per questo che i modelli sottolavello da 60 e 70 litri sono pensati per stare in profondità di 40 cm.
Che cosa dice il regolamento di MM sui grassi della ristorazione?
Il Regolamento del servizio idrico integrato della città di Milano vieta in modo esplicito di scaricare in fognatura oli e grassi della ristorazione. Il testo in vigore è l'Allegato C alla deliberazione n. 3 della Conferenza dei Comuni del 30 settembre 2024 e vale per l'ambito servito da MM S.p.A., cioè il capoluogo.
Articolo 3.5.2, lettera h
Tra gli scarichi vietati la lettera h indica i reflui che possono causare incrostazioni dannose e che contengono sostanze capaci di precipitare, solidificare o diventare gelatinose fra 10 e 38 °C. L'esempio scelto dal Regolamento è proprio quello degli oli e grassi derivanti da attività di ristorazione o dall'industria alimentare.
Chi viola questi divieti, aggiunge l'articolo, risponde verso il gestore dei danni causati a persone e cose secondo l'articolo 2043 del codice civile, oltre alle sanzioni amministrative e penali richiamate all'articolo 3.10. Un intasamento della rete pubblica provocato da una cucina può quindi tradursi in una richiesta di risarcimento.
Articolo 3.5.2, lettera i, e capitolo 4.1: niente trituratori
La lettera i vieta di scaricare qualsiasi rifiuto anche se sminuzzato con trituratori domestici o industriali. Il capitolo 4.1 spiega il motivo: i trituratori appesantiscono le sezioni di grigliatura dei depuratori e non sono ammessi né nelle abitazioni né nei servizi alimentari. La tabella 1 dell'Allegato A fissa per l'articolo 4.1 una penale di 1.000 euro.
Articolo 3.5.4: pretrattamenti attivi ed efficienti
L'articolo 3.5.4 obbliga i titolari degli scarichi a mantenere attivi ed efficienti gli impianti di pretrattamento. Un degrassatore pieno, con lo strato di grasso arrivato all'uscita, non è efficiente: lascia passare quello che dovrebbe trattenere. La frequenza di svuotamento è quindi una questione di regolamento, non solo di buona pratica.
Articolo 3.5.3: gli scarichi accidentali
Se nella fognatura finisce per errore qualcosa che il Regolamento vieta, ad esempio il contenuto di una friggitrice rovesciata nel lavello, il titolare deve avvisare subito il gestore per telefono e poi per iscritto, anche se l'evento è avvenuto dentro il locale. Il numero indicato al capitolo 4.1 è 800 99 12 01, attivo 24 ore su 24.
Le spese sostenute da gestore, ARPA, ATS e Comune per contenere gli effetti di uno scarico accidentale anomalo restano a carico di chi lo ha causato. Se ci sono riflessi igienico sanitari, la comunicazione va fatta anche all'unità di igiene e sanità pubblica dell'ATS competente.
Capitolo 4.1: l'olio usato non va in fognatura
Il capitolo 4.1 scrive che gli oli e grassi residui usati in cucina da alberghi, ristoranti, fast food e mense non possono essere scaricati in fognatura. Vanno smaltiti tramite i consorzi di recupero e società specializzate e autorizzate. L'olio della friggitrice si raccoglie a parte; il degrassatore tratta solo il grasso che resta nelle acque di lavaggio.
Perché il depuratore di Milano non può fare il lavoro del degrassatore?
I depuratori milanesi sono progettati per i reflui di case, uffici e scuole, non per il grasso concentrato di una cucina professionale. Il Regolamento lo dice nel capitolo 4.1: gli impianti di depurazione non sono in grado di abbattere qualsiasi inquinante immesso nella rete.
Il sistema depurativo del Comune serve 2.536.000 abitanti equivalenti ed è diviso in tre poli: l'impianto consortile di Peschiera Borromeo, il depuratore di Nosedo e quello di San Rocco. La città è divisa in tre bacini scolanti, collegati al Lambro Settentrionale, alla Roggia Vettabbia con il Cavo Redefossi e al Colatore Lambro Meridionale.
Il grasso che arriva al depuratore viene trattato nella sezione di dissabbiatura e disoleatura, insieme a sabbie e materiali galleggianti. Il problema è che il grasso di una cucina raramente arriva fin lì: si raffredda prima, nella colonna di scarico dell'edificio o nell'allacciamento, e si attacca alle pareti. È lì che nascono gli intasamenti.
Chi controlla un locale milanese e che cosa verifica?
A Milano possono controllare uno scarico sia il gestore MM con il proprio personale tecnico, sia l'Ufficio d'Ambito della Città Metropolitana, che è autorizzato a ispezioni, controlli e prelievi. Lo stabilisce l'articolo 3.7 del Regolamento, che richiama anche la delibera ARERA 665/2017.
Il titolare deve fornire le informazioni richieste e lasciare accedere liberamente e rapidamente gli incaricati ai locali in cui si svolge l'attività. Gli incaricati, per entrare in una proprietà privata, devono mostrare il documento di riconoscimento rilasciato dal loro ente. L'accesso è ammesso solo per gli scopi del controllo.
L'articolo elenca che cosa si guarda durante una visita:
- la natura e l'accettabilità degli scarichi;
- la funzionalità degli impianti di pretrattamento adottati, quindi anche del degrassatore;
- i consumi di acqua prelevata da fonti diverse dall'acquedotto pubblico;
- il rispetto dei criteri per un uso corretto e razionale dell'acqua e delle altre norme del Regolamento.
In pratica un controllo in cucina si risolve in pochi minuti se il degrassatore è raggiungibile, il coperchio si apre senza smontare il mobile e i documenti degli svuotamenti sono nello stesso raccoglitore della pratica di scarico. Se invece il gestore deve intervenire per uno scarico irregolare, l'articolo 3.7 gli consente di addebitare i costi sostenuti maggiorati del 20 per cento per spese generali.
Come si collega la cucina alla fognatura secondo l'Allegato C?
L'Allegato C del Regolamento MM fissa le regole tecniche della rete interna, e chi apre o ristruttura una cucina a Milano deve tenerne conto. La rete interna e il manufatto di allacciamento fino al confine con la strada sono a carico esclusivo della proprietà, sia per la costruzione sia per la manutenzione.
La rete interna si collega all'allacciamento con un sifone intercettatore dotato di esalatore, con un pozzetto di ispezione a monte e una braga di ispezione a valle. Questo manufatto deve stare dentro l'immobile, vicino al confine di proprietà. La tubazione di allacciamento standard ha un diametro interno di 20 centimetri.
Dove serve un pozzetto di campionamento, l'Allegato C chiede un'apertura di almeno 40 cm di diametro e la possibilità di accumulare acqua di scarico per almeno 50 cm di profondità. Le tubazioni interne devono essere a perfetta tenuta e resistere senza perdite a una pressione interna di almeno 0,5 atmosfere.
Un punto riguarda le cucine in seminterrato. Gli scarichi che si trovano sotto la quota del piano stradale non possono arrivare per gravità alla rete interna: vanno raccolti in vasche e spinti con un impianto di pompaggio a monte del sifone. La responsabilità dell'efficienza di quell'impianto è solo della proprietà.
In questi casi conviene mettere il degrassatore prima della vasca di sollevamento. Una pompa che lavora con acqua carica di grasso si sporca, perde portata e si ferma, e quando si ferma l'acqua torna indietro nei lavelli. Trattenere il grasso a monte protegge la pompa e riduce gli interventi di spurgo.
L'articolo 3.2.2, comma 11, aggiunge che dentro l'insediamento le acque domestiche e quelle assimilate vanno raccolte con reti separate, salvo diversa disposizione del gestore e dell'Ufficio d'Ambito. Il degrassatore va quindi sulla linea della cucina, non sulla colonna dei bagni.
Serve una pratica di assimilazione per aprire una cucina a Milano?
Per molte attività sì: a Milano gli scarichi delle attività economiche assimilati ai domestici passano da una comunicazione o da una richiesta all'Ufficio d'Ambito della Città Metropolitana, non da MM. La base è il Regolamento regionale lombardo 29 marzo 2019, n. 6, richiamato all'articolo 3.2.2 del Regolamento MM.
Secondo l'articolo 4 del Regolamento regionale sono assimilate alle domestiche le acque delle attività indicate al punto 1 dell'Allegato B e quelle il cui carico inquinante, prima di ogni trattamento, resta sotto i valori della tabella 2 dello stesso allegato. Il Regolamento MM riporta quella tabella nel proprio Allegato E.
Il Regolamento MM aggiunge, nell'Allegato D, altre attività che possono usare la comunicazione. Al punto 7 compare la vendita al dettaglio di generi alimentari, anche con annesso laboratorio di produzione, a condizione che i reflui non contengano le sostanze delle tabelle 3/A e 5 oltre i limiti per le acque superficiali.
Le due strade hanno tempi certi. Con la comunicazione, se l'Ufficio d'Ambito non risponde entro 30 giorni l'assimilazione si considera confermata; se ritiene che servano condizioni particolari, le comunica nello stesso termine. Con la richiesta, l'Ufficio emette il provvedimento finale entro 30 giorni dal ricevimento.
| Atto presso l'Ufficio d'Ambito | Oneri di procedibilità |
|---|---|
| Comunicazione di assimilazione | 30 euro |
| Richiesta di assimilazione | 80 euro |
| Voltura del provvedimento per cambio di titolare | 50 euro |
| Cessazione dello scarico | 50 euro |
Gli importi sono stati fissati con la deliberazione del CdA n. 2 del 5 settembre 2019 e si pagano con PagoPA, indicando nella causale il nome dell'impresa e il tipo di atto. I modelli si scaricano dalla sezione modulistica del sito dell'Ufficio d'Ambito.
Chi rileva un locale deve comunicare la variazione di titolarità con i modelli dell'Ufficio, come prevede l'articolo 3.2.2, comma 8. È il momento giusto per verificare anche il degrassatore: se il nuovo menu aumenta i coperti o introduce la frittura, il vecchio apparecchio può non bastare più.
Tutto questo discende dalla legge nazionale. L'articolo 124 del D.Lgs. 152/2006 esclude l'autorizzazione per le acque domestiche in fognatura purché rispettino il regolamento del gestore, e l'articolo 107 lascia alle regioni la disciplina della funzionalità dei pretrattamenti: il Regolamento regionale n. 6/2019 è la risposta lombarda.
Le soglie numeriche della tabella 2 del Regolamento regionale non le riportiamo, perché nella copia pubblicata del Regolamento MM l'Allegato E è un'immagine non leggibile come testo. Per i valori esatti fate riferimento alla pagina della Regione Lombardia sul Regolamento regionale n. 6/2019 o al vostro tecnico.
Quali sanzioni rischia un ristoratore a Milano?
Le sanzioni più pesanti vengono dal D.Lgs. 152/2006 e a Milano le irroga l'Ufficio d'Ambito della Città Metropolitana. Per il superamento dei valori limite di scarico in fognatura la sanzione va da 3.000 a 30.000 euro; per il mancato rispetto delle prescrizioni dell'autorizzazione va da 1.500 a 15.000 euro.
La pagina dell'Ufficio d'Ambito sulle violazioni amministrative precisa che per queste violazioni non è ammesso il pagamento in misura ridotta. Dopo la notifica del verbale si hanno 30 giorni per presentare scritti difensivi e documenti o per chiedere di essere ascoltati. La sanzione viene poi determinata con i criteri dell'articolo 11 della legge 689/1981.
Il Regolamento MM, all'articolo 3.10, richiama anche le sanzioni penali dell'articolo 137 del decreto e i provvedimenti dell'articolo 130: diffida con un termine per rimediare, diffida con sospensione temporanea dell'autorizzazione nei casi di pericolo, revoca se la diffida resta senza seguito o le violazioni si ripetono.
C'è poi il costo pratico degli intasamenti. L'articolo 3.6.4 stabilisce che, se una rottura o un'ostruzione della fognatura è causata dalla violazione dei regolamenti da parte degli utenti, tutte le spese di riparazione e il compenso per la visita tecnica sono a carico del proprietario dello stabile. Lo stesso vale per i guasti nella rete interna privata.
La liquidazione di queste spese viene notificata per iscritto. Il proprietario ha 15 giorni per presentare osservazioni al Servizio Clienti; trascorso il termine, la liquidazione diventa definitiva. Se il locale è in affitto, conviene chiarire nel contratto chi sostiene la manutenzione del degrassatore e chi paga gli spurghi.
Quale modello per trattoria, pizzeria, tavola calda o bar gastronomico?
Il modello si sceglie contando i coperti reali della giornata più piena, colazioni con cucina e asporto compresi, e prendendo l'apparecchio il cui intervallo contiene quel numero con un po' di margine. Ecco alcuni casi tipici delle tipologie più diffuse a Milano.
Un bar gastronomico che a pranzo serve 30 piatti caldi tra primi e piastre rientra nella fascia del 40 litri, da 25 a 40 coperti, a 345 € IVA esclusa. Se la sera aggiunge un aperitivo con fritti, conviene salire al 60 litri, perché la frittura alza il carico di grasso a parità di coperti.
Una pizzeria che sforna 55 pizze a cena e qualche antipasto lavora sul margine alto del 60 litri. La pizza produce meno grasso di una cucina con fritture, ma teglie unte e taglieri di salumi pesano sul lavaggio. Con 55 coperti il 60 litri, a 459 € IVA esclusa, va bene; con 65 si passa al 70 litri.
Una trattoria da 80 coperti tra pranzo e cena è il caso tipico del 70 litri. Con una portata di 140 L/h assorbe il picco del lavaggio pentole dopo il servizio, quando lavello e lavastoviglie scaricano insieme. Ci vuole un vano sottolavello di almeno 60 cm in larghezza e 40 cm in profondità.
Una tavola calda o un self service in zona Duomo che fa 120 pasti a mezzogiorno ha bisogno del 100 litri, a 639 € IVA esclusa, che resta sottolavello con 42 cm di altezza. Oltre 140 coperti si passa al 120 litri a pavimento, 799 € IVA esclusa, utile quando più lavelli confluiscono in un solo punto.
Se un ristorante grande, tra quelli con 200 metri quadrati di sala o più, arriva a 300 coperti al giorno con due turni, serve il 200 litri a pavimento, 1.049 € IVA esclusa. Sopra i 400 coperti, come in una mensa aziendale, si progetta un degrassatore su misura a partire da 990 € IVA esclusa.
Il metodo di dimensionamento di riferimento in Europa è quello della norma UNI EN 1825-2, che ragiona sulla portata di picco e su coefficienti legati a temperatura, densità del grasso e detergenti. Il nostro calcolatore lo semplifica partendo dai coperti. Per i casi incerti scriveteci dal modulo di preventivo.
Come si installa un degrassatore sottolavello in un locale milanese?
Il degrassatore sottolavello si collega allo scarico del lavello con un tubo da 50 mm, si appoggia sul pavimento del mobile e manda l'acqua trattata verso la colonna della cucina. Non servono opere murarie né scavi: basta un idraulico che conosca la rete interna del locale.
Le quote del 70 litri sono pensate per i mobili standard. L'entrata è a 244,5 mm da terra in asse, l'uscita a 214,5 mm: i 30 mm di differenza danno la pendenza interna che fa scorrere l'acqua. Sotto il lavello serve quindi uno scarico che parta più in alto di 244,5 mm e un attacco a muro più basso di 214,5 mm.
Se la lavastoviglie scarica in un tubo separato, si può portare anche quello nel degrassatore, purché la somma delle portate non superi i 140 L/h del 70 litri. L'acqua calda della lavastoviglie trasporta grasso sciolto che si solidifica più avanti nei tubi: trattarla subito è il modo più semplice per evitare intasamenti.
Lasciate almeno una spanna libera sopra il coperchio, per aprirlo e ispezionarlo senza spostare il mobile. Un degrassatore che per essere aperto richiede di smontare mezza cucina finisce per essere svuotato meno spesso, e il Regolamento chiede che resti efficiente. Le istruzioni di posa sono nella pagina installazione e manutenzione.
Nei locali in seminterrato il degrassatore va prima della vasca di sollevamento, come visto per l'Allegato C. Nei condomini, dove la cucina scarica in una colonna comune, l'amministratore ha interesse a sapere che c'è un apparecchio: un intasamento in colonna fa danni anche ai piani superiori.
Ogni quanto va svuotato e quali documenti tenere?
Raccomandiamo lo svuotamento completo almeno una volta a settimana, più spesso se la cucina frigge molto. Il contenuto del degrassatore è un rifiuto: va ritirato da un operatore autorizzato, che rilascia il formulario di identificazione del rifiuto. Il giustificativo di ogni svuotamento va conservato.
L'articolo 193 del D.Lgs. 152/2006 prevede che il formulario cartaceo sia compilato in quattro esemplari: uno resta al produttore del rifiuto, cioè al locale, gli altri vanno al trasportatore e al destinatario. Le copie si conservano per tre anni. Con il formulario digitale le copie sono due, con lo stesso obbligo di conservazione.
Oltre ai formulari è utile tenere un registro interno semplice: data, chi ha svuotato, livello del grasso trovato, eventuali anomalie. Dopo un mese si capisce se l'intervallo settimanale basta o se il venerdì di fritture richiede un passaggio in più. È anche la prima cosa che un ispettore guarda.
Tra uno svuotamento e l'altro, ogni giorno, raschiate piatti e teglie nel secco prima del lavaggio, così meno solidi arrivano nella vasca. Evitate detergenti che emulsionano il grasso e acqua bollente versata a secchi: il grasso emulsionato attraversa la vasca invece di galleggiare. Il kit di manutenzione costa 49,90 € IVA esclusa.
Che cosa cambia nei comuni intorno a Milano?
Fuori dal capoluogo il servizio idrico della provincia segue un regolamento diverso, quello dell'ambito di CAP Holding, pubblicato dall'Ufficio d'Ambito insieme a quello di MM. Le pratiche di assimilazione restano però in capo allo stesso Ufficio d'Ambito della Città Metropolitana.
Abbiamo guide dedicate per i comuni vicini: Sesto San Giovanni, Bresso e Corsico. Se gestite più locali tra città e provincia, controllate per ognuno quale regolamento si applica prima di ordinare.
Quando arriva il degrassatore e che cosa include?
Tutti i degrassatori sono in preordine. Preordine: spedizione dal 12 ottobre 2026; poi consegna con BRT in 3-4 giorni lavorativi. Garanzia 2 anni. Ogni modello si collega con raccordi da 50 mm, quindi si adatta agli scarichi dei lavelli professionali più comuni.
Per una trattoria tipo il conto è semplice: il 70 litri a 499 € IVA esclusa, più eventualmente il kit di manutenzione a 49,90 € IVA esclusa, più la posa del vostro idraulico. Prima dell'ordine leggete la sintesi delle regole nella pagina normativa in vigore.
Domande frequenti sul degrassatore a Milano
Il degrassatore è obbligatorio a Milano?
Il Regolamento MM non nomina un apparecchio preciso, ma vieta di scaricare oli e grassi della ristorazione (articolo 3.5.2, lettera h) e impone di mantenere efficienti i pretrattamenti (articolo 3.5.4). Per una cucina professionale il degrassatore è il modo pratico di rispettare entrambe le regole.
Chi devo contattare per la pratica di scarico del mio ristorante?
Per comunicazione o richiesta di assimilazione l'Ufficio d'Ambito della Città Metropolitana di Milano, con i suoi modelli e il pagamento PagoPA di 30 o 80 euro. Per l'allacciamento alla rete e per le anomalie il gestore MM S.p.A., numero 800 99 12 01.
Quale degrassatore per una trattoria da 80 coperti a Milano?
Il degrassatore inox da 70 litri sottolavello, a 499 € IVA esclusa: copre da 60 a 90 coperti al giorno, ha una portata di 140 L/h e misura 60 × 40 × 30 cm.
Posso usare un trituratore di rifiuti in cucina?
No. Il Regolamento MM vieta di scaricare rifiuti anche se sminuzzati (articolo 3.5.2, lettera i) e non ammette i trituratori nei servizi alimentari (capitolo 4.1), con una penale di 1.000 euro indicata nella tabella 1 dell'Allegato A.
Chi paga se il grasso del mio locale intasa la fognatura?
Secondo l'articolo 3.6.4 del Regolamento MM, se l'ostruzione deriva da una violazione dei regolamenti, le spese di riparazione e la visita tecnica sono a carico del proprietario dello stabile, che ha 15 giorni per contestare la liquidazione.
Ogni quanto va svuotato il degrassatore?
Raccomandiamo lo svuotamento completo almeno una volta a settimana, più spesso se friggete molto, da parte di un operatore autorizzato. Conservate per tre anni le copie del formulario di identificazione del rifiuto, come prevede l'articolo 193 del D.Lgs. 152/2006.
La mia cucina è in seminterrato: dove va il degrassatore?
Prima della vasca di sollevamento. L'Allegato C del Regolamento MM impone di pompare gli scarichi sotto quota stradale a monte del sifone; trattenere il grasso prima della pompa evita che si sporchi e si blocchi.
Fonti ufficiali consultate
- Regolamento del Servizio Idrico Integrato della città di Milano, Allegato C alla deliberazione n. 3 della Conferenza dei Comuni del 30/09/2024, consultato il 6 ottobre 2026
- Ufficio d'Ambito della Città Metropolitana di Milano, Regolamento del SII, consultato il 6 ottobre 2026
- Ufficio d'Ambito della Città Metropolitana di Milano, Assimilazioni, consultato il 6 ottobre 2026
- Ufficio d'Ambito della Città Metropolitana di Milano, Violazioni amministrative, consultato il 6 ottobre 2026
- Regione Lombardia, Disciplina scarichi di acque reflue urbane, domestiche e assimilate e approvazione progetti degli impianti di depurazione, consultato il 6 ottobre 2026
- Comune di Milano, Attività commerciali: pubblici esercizi in piano, consultato il 6 ottobre 2026
- D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, articolo 133, consultato il 6 ottobre 2026
- D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, articolo 124, consultato il 6 ottobre 2026
- D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, articolo 107, consultato il 6 ottobre 2026
- D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, articolo 193, consultato il 6 ottobre 2026
- MM S.p.A., gestore del servizio idrico integrato della città di Milano, consultato il 6 ottobre 2026