Per una trattoria o una friggitoria di Genova da 60 a 90 coperti al giorno consigliamo il degrassatore inox da 70 litri sottolavello, a 499 € IVA esclusa, il modello che vendiamo di più. La legge ligure assimila gli scarichi della ristorazione ai domestici solo se l'olio usato viene ceduto come rifiuto.
Aggiornato il 6 ottobre 2026.
Quale degrassatore serve a una cucina di Genova?
Nella fascia più comune, da 60 a 90 coperti al giorno, serve il degrassatore inox da 70 litri, che si monta sotto il lavello senza opere murarie. Con meno di 60 coperti basta il 60 litri; sopra i 90 si sale al 100 litri, ancora sottolavello.
Scheda del 70 litri: capacità 70 litri, da 60 a 90 coperti al giorno, posa sottolavello, portata massima 140 L/h, ingombro 60 × 40 × 30 cm, quota di entrata 244,5 mm e quota di uscita 214,5 mm in asse, diametro dei raccordi 50 mm, acciaio inox 304, 499 € IVA esclusa. Preordine: spedizione dal 12 ottobre 2026; poi consegna con BRT in 3-4 giorni lavorativi.
Il 60 litri occupa 39 × 39 × 39 cm, tratta fino a 120 L/h ed è pensato per 40-60 coperti, a 459 € IVA esclusa. Il 100 litri occupa 65 × 45 × 42 cm, tratta fino a 200 L/h e copre da 90 a 140 coperti, a 639 € IVA esclusa.
| Capacità | Coperti al giorno | Installazione | Portata | Ingombro | Prezzo |
|---|---|---|---|---|---|
| 30 L | da 15 a 25 | sottolavello | 60 L/h | 40 × 30 × 25 cm | 295 € IVA esclusa |
| 40 L | da 25 a 40 | sottolavello | 80 L/h | 45 × 30 × 30 cm | 345 € IVA esclusa |
| 60 L | da 40 a 60 | sottolavello | 120 L/h | 39 × 39 × 39 cm | 459 € IVA esclusa |
| 70 L | da 60 a 90 | sottolavello | 140 L/h | 60 × 40 × 30 cm | 499 € IVA esclusa |
| 100 L | da 90 a 140 | sottolavello | 200 L/h | 65 × 45 × 42 cm | 639 € IVA esclusa |
| 120 L | da 140 a 220 | da appoggio a pavimento | 240 L/h | 70 × 50 × 35 cm | 799 € IVA esclusa |
| 200 L | da 250 a 400 | da appoggio a pavimento | 400 L/h | 70 × 55 × 50 cm | 1.049 € IVA esclusa |
| Su misura | oltre 400 | su preventivo | su progetto | su progetto | da 990 € IVA esclusa |
La gamma è tutta in acciaio inox 304 e si posa fuori terra, sotto il lavello o appoggiata sul pavimento, senza scavi né opere sui solai. Per il numero esatto di litri usate il calcolatore di capacità.
Chi decide sugli scarichi di un locale genovese?
A Genova gli scarichi in fognatura dipendono da tre soggetti diversi: la Città Metropolitana di Genova come ente di governo dell'ambito, IRETI S.p.A. come gestore unico del servizio idrico integrato e il Comune per l'allaccio. L'ARPAL interviene nei controlli come ente tecnico.
La Città Metropolitana esercita le funzioni di governo del servizio idrico per l'ATO Centro Est in base alla legge regionale n. 1 del 2014. Gestisce la convenzione del servizio idrico integrato, ne svolge il controllo e rilascia le autorizzazioni allo scarico delle acque reflue industriali.
Il testo che un ristoratore deve conoscere è il Regolamento di utenza del servizio idrico integrato dell'ATO Centro Est, approvato dal Consiglio metropolitano con la deliberazione n. 23/2023. Disciplina acquedotto, fognatura e depurazione, e in particolare gli allacci e gli scarichi delle acque reflue domestiche e industriali in pubblica fognatura.
L'articolo 35 del Regolamento prevede che IRETI, insieme ai Comuni, tenga un catasto degli scarichi in cui tutti gli insediamenti dell'ambito sono censiti e classificati. In altre parole, il gestore sa che cosa scarica ogni immobile allacciato e può confrontarlo con quello che trova durante un controllo.
Una trattoria o una friggitoria genovese ha bisogno dell'autorizzazione allo scarico?
Di norma no, perché la legge regionale ligure 13 agosto 2007, n. 29 assimila alle acque domestiche, senza alcuna soglia dimensionale, le acque della ristorazione. Basta il permesso di allacciamento del Comune, a una condizione precisa sull'olio usato.
L'Allegato A della legge contiene tre schede. La Scheda 1 elenca le attività assimilate a prescindere dalle dimensioni. Per la ristorazione la voce è testuale: ristoranti anche self service, trattorie, rosticcerie, gastronomie, friggitorie, pizzerie, osterie e birrerie con cucine. Nella stessa scheda compaiono bar, caffè, enoteche e bottiglierie.
Per ristoranti e friggitorie la Scheda 1 indica la condizione n. 1: obbligo di cessione, come rifiuti, degli oli alimentari usati. L'olio della friggitrice e quello rimasto nelle padelle vanno quindi raccolti e consegnati a un raccoglitore autorizzato. Se finiscono nel lavello, viene meno il presupposto dell'assimilazione.
La Scheda 1 comprende anche alberghi, rifugi, villaggi turistici, residence, agriturismi, campeggi e collegi, oltre agli stabilimenti balneari. Anche la cucina di un albergo o il bar di uno stabilimento balneare scaricano quindi acque assimilate alle domestiche senza soglia.
Il Regolamento di utenza recepisce la scheda all'articolo 48. Il comma 4 dice che le acque delle attività della Scheda 1 sono assimilate alle domestiche e sempre ammesse in fognatura. Il comma 6 aggiunge che per questi scarichi non serve autorizzazione, ma lo scarico si può attivare solo dopo il rilascio del permesso di allacciamento da parte del Comune.
Il comma 8 dello stesso articolo pone un obbligo che molti dimenticano. Il titolare deve comunicare subito alla Città Metropolitana e al gestore ogni variazione gestionale od operativa che possa incidere sull'assimilabilità, perché lo scarico possa essere riclassificato. Passare da bar a cucina con fritture è una variazione di questo tipo.
Focacceria, pasticceria o laboratorio: Scheda 1 o Scheda 2?
Dipende da come vendete: chi produce per la sola vendita diretta rientra nella Scheda 1, chi produce anche per altri rientra nella Scheda 2 e deve rispettare una soglia di addetti. La distinzione conta per tutti i laboratori alimentari genovesi.
La Scheda 1 elenca la produzione dei prodotti di panetteria senza altre condizioni, e la produzione per esclusiva vendita diretta di pasticceria fresca, biscotti, paste alimentari, cioccolato, caramelle e gelato. Elenca anche la trasformazione e preparazione di prodotti alimentari per esclusiva vendita diretta.
La Scheda 2 riguarda le stesse produzioni quando non sono destinate solo alla vendita diretta. In quel caso l'assimilazione vale solo entro una soglia: al massimo 4 addetti per pasticceria, paste alimentari e dolciumi, al massimo 2 addetti per la produzione di gelato.
Chi rientra nella Scheda 2 deve fare un passaggio in più. L'articolo 48, comma 5, del Regolamento chiede al titolare di comunicare alla Città Metropolitana, prima di attivare lo scarico, di possedere i requisiti dimensionali, usando la modulistica del portale pratico.cittametropolitana.genova.it.
Una focacceria che vende al banco ricade quindi in una voce della Scheda 1, mentre un laboratorio che rifornisce bar e negozi può ricadere nella Scheda 2. La scelta della voce va fatta con il tecnico che segue la pratica, perché da essa dipende se serve una comunicazione preventiva.
Che cosa succede se l'attività non rientra in nessuna scheda?
Se l'attività non è nelle Schede 1 e 2, le sue acque possono essere assimilate solo se rispettano i valori limite della Scheda 3, misurati prima di qualsiasi trattamento. Per una cucina il valore critico è quello dei grassi e oli animali e vegetali: non più di 40 mg/l.
| Parametro della Scheda 3 | Limite |
|---|---|
| Temperatura | non oltre 30 °C |
| Portata | non oltre 15 metri cubi al giorno e 2.000 metri cubi all'anno |
| pH | tra 5,5 e 9,5 |
| Materiali grossolani | assenti |
| Solidi sospesi totali | non oltre 700 mg/l |
| BOD5 | non oltre 400 mg/l |
| COD | non oltre 900 mg/l, con rapporto COD/BOD5 non oltre 2,5 |
| Azoto ammoniacale | non oltre 40 mg/l come NH4+ |
| Azoto totale | non oltre 60 mg/l come N |
| Fosforo totale | non oltre 30 mg/l come P |
| Grassi e oli animali e vegetali | non oltre 40 mg/l |
| Tensioattivi totali | non oltre 15 mg/l |
La procedura è descritta all'articolo 48, comma 7. Il titolare presenta la richiesta di assimilazione alla Città Metropolitana con la modulistica del portale. Acquisito il parere tecnico di IRETI, l'autorità rilascia un'autorizzazione temporanea allo scarico valida un anno, che serve a verificare nel tempo i requisiti della Scheda 3.
Alla scadenza, se i requisiti sono confermati, lo scarico viene classificato come assimilato al domestico. Se invece i controlli e i prelievi del gestore mostrano che non è conforme, il titolare deve presentare una vera domanda di autorizzazione allo scarico di acque reflue industriali secondo l'articolo 47.
Due valori della tabella meritano attenzione in cucina. La temperatura massima di 30 °C ricorda che l'acqua calda della lavastoviglie non è innocua: oltre a trasportare grasso sciolto, alza la temperatura dello scarico. Il limite di 15 mg/l per i tensioattivi riguarda i detergenti, che usati in eccesso emulsionano il grasso.
L'articolo 54, comma 3, del Regolamento ripete che gli scarichi assimilati con la Scheda 3 devono rispettare quei limiti prima di qualunque trattamento, oltre ai limiti della tabella 3 del D.Lgs. 152/2006 per le altre sostanze eventualmente presenti. Il degrassatore aiuta a non creare problemi in rete, ma non sposta il punto di misura.
Come si chiede l'allaccio alla fognatura a Genova?
La domanda di allaccio si presenta al Comune, intestata al Sindaco, con la modulistica comunale concordata con IRETI. Lo prevede l'articolo 40 del Regolamento, che fissa anche i tempi: il Comune rilascia l'autorizzazione entro 60 giorni dal ricevimento della domanda.
Alla domanda si allegano le ricevute delle spese di istruttoria versate al Comune, un progetto e una relazione tecnica firmati da un professionista abilitato. Per le opere di piccola entità il gestore, d'accordo con il Comune, può accettare una domanda con i soli dati indispensabili, come diametro e materiale della condotta.
Il termine di 60 giorni si sospende se Comune o gestore chiedono integrazioni, e la pratica viene archiviata se le integrazioni non arrivano entro 30 giorni dalla richiesta. Su richiesta dell'interessato il progetto può essere predisposto dallo stesso gestore, dopo un preventivo e il pagamento del compenso.
Almeno sette giorni prima di iniziare i lavori bisogna avvisare il gestore per i controlli di competenza. Sette giorni prima della fine presunta dei lavori, e comunque prima di attivare lo scarico, va data un'altra comunicazione al gestore, che verifica che le opere corrispondano al progetto e ne informa il Comune.
Secondo l'articolo 39, comma 6, l'allaccio va realizzato entro sei mesi dal rilascio dell'autorizzazione, con una possibile proroga non superiore a tre mesi su richiesta motivata. L'articolo 41 mette a carico dell'interessato scavi, condotti, pozzetto d'ispezione con chiusino e ripristino di strade e marciapiedi.
Chi rileva un locale già allacciato ha una situazione più semplice. L'articolo 38 considera tacitamente autorizzati tutti gli allacciamenti esistenti al 25 maggio 2005, data di entrata in vigore del primo regolamento d'utenza, ma lascia al gestore la facoltà di verificarne la conformità e di chiedere adeguamenti.
Gli adeguamenti possono arrivare anche senza che il locale cambi nulla. L'articolo 39, comma 10, prevede che gli allacci vadano adeguati quando entrano in funzione nuovi impianti fognari o depurativi, quando la rete viene modificata o ricostruita, o per motivi igienico sanitari e di funzionalità. Il comma 11 mette le spese a carico dell'utente solo se l'allaccio non è conforme alle norme.
Se invece lo scarico del locale ha un'autorizzazione vera e propria, ad esempio quella temporanea della Scheda 3, il cambio di titolare richiede una domanda di voltura da parte del nuovo titolare, con la modulistica del portale della Città Metropolitana, come prevede l'articolo 47, comma 3. Chi compra un'attività deve chiedere al venditore quale titolo di scarico possiede.
Quali regole tecniche valgono per i fognoli di un locale?
L'articolo 42 del Regolamento fissa le caratteristiche del fognolo privato che porta gli scarichi del locale fino alla rete comunale. Sono regole da controllare ogni volta che si rifà una cucina, perché il gestore può chiedere l'adeguamento degli allacci non conformi.
I fognoli devono avere sezione curvilinea, pareti impermeabili e lisce e una pendenza non inferiore al 2%, e non possono avere un diametro superiore a quello del collettore in cui si innestano. Si innestano nella fognatura comunale nel terzo medio superiore, tramite un pozzetto di allaccio.
Tutte le cadute verticali che recapitano in pubblica fognatura devono avere un sifone ed essere ispezionabili alla base. I manufatti d'ispezione vanno messi a ogni confluenza di due canalizzazioni e a ogni variazione sensibile di percorso, e devono essere a scorrimento continuo, impermeabili e chiusi da chiusini resistenti.
Il comma 17 chiede che tutti gli scarichi siano accessibili per il campionamento, con pozzetti realizzati secondo le prescrizioni del gestore e a spese dell'utente. Il pozzetto di campionamento deve trattenere circa 6 litri di refluo, la quantità necessaria per un prelievo.
Il comma 18 riguarda i locali che stanno più in basso della fognatura. Se una differenza di quota impedisce il libero deflusso, lo scarico deve avere una stazione di sollevamento che porti i reflui in una vasca di calma prima dell'immissione per caduta. La stazione deve avere almeno due pompe, una delle quali di riserva.
In un locale con sollevamento il degrassatore va messo a monte della stazione. Le pompe soffrono il grasso: si incrostano, perdono portata e, quando si fermano, l'acqua può risalire nei lavelli. L'articolo 43 chiede comunque che impianti e condotte di allaccio abbiano una manutenzione regolare.
Che cosa vieta il Regolamento e come controlla IRETI?
L'articolo 58 vieta di immettere in fognatura qualunque sostanza liquida, solida o gassosa che possa alterare, danneggiare o impedire il buon funzionamento della rete o del depuratore. Il grasso di cucina che si raffredda e si incrosta nelle condotte rientra in questa definizione.
Lo stesso articolo vieta di smaltire rifiuti in fognatura anche se triturati. Scarti di pesce, gusci o avanzi passati in un trituratore sotto il lavello restano rifiuti e non possono andare nello scarico. Vanno raschiati nei contenitori della raccolta differenziata prima del lavaggio.
I controlli spettano alla Città Metropolitana, che si avvale dell'ARPAL, e al gestore. Secondo l'articolo 59 il personale incaricato da IRETI si qualifica con un tesserino aziendale e può fare sopralluoghi e ispezioni dentro l'insediamento, alla presenza del titolare o di un suo delegato, in tutti i locali in cui si svolge l'attività.
Il comma 10 precisa che i campionamenti degli scarichi non richiedono preavviso. Il comma 12 consente al gestore, con il consenso dell'utente, di entrare nella proprietà privata per capire la causa di un inconveniente sulla rete pubblica e verificare lo stato delle condutture interne allacciate.
Durante una visita il titolare deve consentire ispezioni e controlli, dare assistenza e fornire documenti e informazioni utili. Tenere vicini il permesso di allacciamento, le ricevute di cessione dell'olio usato e i formulari degli svuotamenti del degrassatore rende la visita breve.
Dove va l'olio di frittura di un ristorante genovese?
L'olio usato di un ristorante va consegnato a un raccoglitore autorizzato come rifiuto, come impone la condizione n. 1 della Scheda 1 ligure. I contenitori stradali di AMIU Genova non sono la soluzione per un'attività: sono destinati all'olio alimentare proveniente dalle case.
AMIU spiega che nei comuni serviti i cittadini possono conferire l'olio usato nei bidoncini dedicati, chiuso in bottiglie, oppure nelle isole ecologiche e ai camioncini EcoVan. Il servizio è pensato per le famiglie, non per le cucine professionali.
La pagina di AMIU dà anche una misura del danno: l'olio che finisce in fognatura arriva al depuratore, che per trattare un chilo di olio impiega almeno 3 kWh di energia, con una spesa di circa 50 centesimi. In Italia, secondo la stessa fonte, le famiglie producono ogni anno 160 milioni di chili di olio vegetale esausto.
Per un locale la regola pratica è semplice: olio della friggitrice nel fusto del raccoglitore, grasso residuo delle acque di lavaggio nel degrassatore. I due sistemi non si sostituiscono. Un degrassatore che riceve anche l'olio di frittura si riempie in pochi giorni e smette di separare.
Quale modello per friggitoria, focacceria o cucina di pesce?
Si sceglie partendo dai coperti del giorno più carico della settimana, poi si guarda la quantità di frittura: a parità di coperti, una cucina che frigge molto merita il modello superiore. Ecco quattro situazioni tipo e il modello che proponiamo.
Un banco di friggitoria con pochi tavoli, che il sabato arriva a 45 porzioni servite tra pranzo e cena, starebbe nel 60 litri. Ma il lavaggio di cestelli e vasche a fine turno concentra il grasso in poco tempo: in questo caso proponiamo il 70 litri, a 499 € IVA esclusa, che regge 140 L/h.
Una focacceria con sala che vende 35 coperti seduti al giorno, più il banco, lava teglie unte più volte al giorno. Il 40 litri, a 345 € IVA esclusa, copre da 25 a 40 coperti e misura 45 × 30 × 30 cm, adatto ai mobili lavello stretti. Se i coperti salgono, il 60 litri.
Una trattoria di pesce con 120 coperti la domenica rientra nel 100 litri, a 639 € IVA esclusa, ancora sottolavello con i suoi 42 cm di altezza. Scaglie, lische e pelle vanno raschiate nell'organico prima del lavaggio, perché i solidi non vanno nello scarico e riempiono la vasca.
Un ristorante con due sale che arriva a 200 coperti in estate ha bisogno del 120 litri da appoggio a pavimento, a 799 € IVA esclusa, che copre da 140 a 220 coperti con 240 L/h. Sopra i 250 si passa al 200 litri, a 1.049 € IVA esclusa.
Per una mensa o una cucina centralizzata oltre i 400 coperti al giorno si progetta un degrassatore su misura, da 990 € IVA esclusa. Il riferimento di calcolo in Europa è la norma UNI EN 1825-2, basata sulla portata di picco; per i casi complessi scriveteci dal modulo di contatto con coperti, lavelli e spazio disponibile.
Come si monta un degrassatore sottolavello in un fondo genovese?
Il degrassatore sottolavello si appoggia nel vano del lavello, riceve lo scarico della vasca da un tubo da 50 mm e restituisce l'acqua trattata alla tubazione verso il fognolo. Non tocca muri né pavimenti, ed è questo che lo rende adatto ai locali dove non si può scavare.
Prima di ordinare misurate due quote. L'entrata del 70 litri è a 244,5 mm da terra in asse e l'uscita a 214,5 mm: lo scarico del lavello deve scendere sopra la prima quota, l'attacco della tubazione deve stare sotto la seconda. Se le quote non tornano, il 60 litri, con entrata a 334,5 mm, cambia la geometria.
La lavastoviglie può confluire nel degrassatore se la somma delle portate resta nei limiti del modello, 140 L/h per il 70 litri. Conviene collegarla, perché l'acqua calda di lavaggio trasporta grasso sciolto che si solidifica più avanti, quando la temperatura scende nel fognolo.
Il degrassatore deve restare ispezionabile: coperchio libero, spazio per guardare dentro, nessun mobile da smontare. Ricordate che il Regolamento vuole gli scarichi accessibili per il campionamento: il degrassatore non sostituisce il pozzetto dell'articolo 42, comma 17, che resta a valle. Istruzioni nella pagina installazione e manutenzione.
Ogni quanto si svuota il degrassatore e quali carte conservare?
Raccomandiamo lo svuotamento completo almeno una volta a settimana, più spesso se la cucina frigge molto, come in friggitoria o nei fine settimana d'estate. Lo svuotamento va affidato a un operatore autorizzato e il giustificativo va conservato.
Il materiale tolto dal degrassatore è un rifiuto e viaggia con il formulario di identificazione previsto dall'articolo 193 del D.Lgs. 152/2006. Il formulario cartaceo si compila in quattro esemplari, uno dei quali resta al produttore, cioè al locale; le copie si conservano per tre anni, anche nella versione digitale.
Un buon archivio per un locale genovese ha quattro cartelle: permesso di allacciamento del Comune, eventuale comunicazione o autorizzazione della Città Metropolitana, ricevute di cessione dell'olio usato e formulari degli svuotamenti. Sono i documenti che collegano la Scheda 1 ligure ai divieti dell'articolo 58.
Nelle giornate normali bastano pochi gesti: raschiare piatti e teglie nell'organico, non versare acqua bollente a secchi nel lavello, dosare i detergenti. Il kit di manutenzione costa 49,90 € IVA esclusa.
Quali sanzioni rischia un ristoratore a Genova?
Le sanzioni sugli scarichi vengono dall'articolo 133 del D.Lgs. 152/2006, a cui il Regolamento di utenza rinvia. Superare i valori limite costa da 3.000 a 30.000 euro (comma 1); aprire o mantenere uno scarico senza la prescritta autorizzazione da 6.000 a 60.000 euro (comma 2); non osservare le prescrizioni dell'autorizzazione da 1.500 a 15.000 euro (comma 3).
Per uno scarico autorizzato con prescrizioni, come quello temporaneo della Scheda 3, l'articolo 57 del Regolamento prevede che il gestore segnali all'autorità ogni prescrizione non rispettata e che l'autorità proceda secondo l'articolo 130 del decreto: diffida, sospensione, fino alla revoca.
Il comma 2 dell'articolo 133 riguarda da vicino chi apre senza pratica. Per un'attività della Scheda 1 l'autorizzazione allo scarico non serve, ma il permesso di allacciamento sì, e per la Scheda 2 serve la comunicazione preventiva: verificate di avere entrambi prima del primo servizio.
Che cosa cambia a Rapallo, Chiavari o Savona?
La legge regionale n. 29/2007 vale in tutta la Liguria, quindi le Schede 1, 2 e 3 sono le stesse anche fuori Genova. Cambiano invece il gestore, il regolamento di utenza e il Comune a cui chiedere l'allaccio, che vanno verificati località per località.
Abbiamo guide dedicate per Rapallo, Chiavari e Savona. La sintesi delle norme nazionali è nella pagina normativa in vigore.
Quando arriva il degrassatore a Genova?
Tutti i modelli sono in preordine. Preordine: spedizione dal 12 ottobre 2026; poi consegna con BRT in 3-4 giorni lavorativi. Garanzia 2 anni. Per una cucina con più lavelli o con una stagione estiva molto diversa dall'inverno chiedeteci un parere prima di ordinare.
Domande frequenti sul degrassatore a Genova
Il degrassatore è obbligatorio per un ristorante a Genova?
La legge regionale 29/2007 e il Regolamento di utenza non nominano un apparecchio preciso, ma l'articolo 58 vieta di immettere in fognatura sostanze che ne danneggiano il funzionamento, come il grasso che si incrosta. Il degrassatore è il modo pratico per rispettare il divieto.
Una friggitoria a Genova deve chiedere l'autorizzazione allo scarico?
No, se rientra nella Scheda 1 della legge regionale 29/2007: lo scarico è assimilato al domestico e basta il permesso di allacciamento del Comune (articolo 48, comma 6, del Regolamento). Resta l'obbligo di cedere come rifiuti gli oli alimentari usati.
Qual è il limite di grassi nello scarico per la Scheda 3?
Grassi e oli animali e vegetali non oltre 40 mg/l, misurati prima di qualsiasi trattamento, insieme agli altri valori della Scheda 3, come 30 °C di temperatura e 15 mg/l di tensioattivi.
IRETI può prelevare campioni senza avvisare?
Sì. L'articolo 59, comma 10, del Regolamento di utenza stabilisce che i campionamenti degli scarichi non richiedono preavviso; gli incaricati si qualificano con il tesserino aziendale.
Quale degrassatore per una trattoria da 80 coperti a Genova?
Il degrassatore inox da 70 litri sottolavello, a 499 € IVA esclusa, per 60-90 coperti al giorno, con portata di 140 L/h e ingombro di 60 × 40 × 30 cm.
Posso usare i bidoncini AMIU per l'olio del ristorante?
No. AMIU indica che quei contenitori servono all'olio alimentare proveniente da casa; un ristorante deve cedere l'olio usato come rifiuto a un raccoglitore autorizzato, come chiede la Scheda 1 ligure.
Il mio locale è sotto il livello della fognatura: dove metto il degrassatore?
A monte della stazione di sollevamento, che l'articolo 42, comma 18, vuole con almeno due pompe. Così il grasso viene trattenuto prima di arrivare alle pompe.
Fonti ufficiali consultate
- Regolamento di utenza del servizio idrico integrato, ATO Centro Est della Città Metropolitana di Genova, deliberazione del Consiglio metropolitano n. 23/2023, consultato il 6 ottobre 2026
- Città Metropolitana di Genova, Regolamento di Utenza del Servizio Idrico Integrato, consultato il 6 ottobre 2026
- Città Metropolitana di Genova, Acqua, consultato il 6 ottobre 2026
- Legge regionale Liguria 13 agosto 2007, n. 29, Disposizioni per la tutela delle risorse idriche, consultato il 6 ottobre 2026
- AMIU Genova, Recupero oli alimentari, consultato il 6 ottobre 2026
- D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, articolo 133, consultato il 6 ottobre 2026
- D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, articolo 193, consultato il 6 ottobre 2026